venerdì 21 dicembre 2012

Apocalisse

di 
Elton Varfi

                                                                                                           
                                                                                                         
“Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate.”
2Pietro 3:10

Anno 2012 d.C. Dicembre.                                                                                                  
L’impatto fu terribile. Per alcuni minuti rimasi a terra. Il bastardo che mi investì scappò sgommando senza neanche chiedersi se fossi vivo o morto.
Avevo la vista annebbiata e non riuscii a vedere la targa, e comunque in quel momento mi preoccupai più di capire se avevo qualcosa di rotto.
Per fortuna sembrava stessi bene. Non sentivo nemmeno dolore, ero solo scosso e spaventato.
Il bastardo ormai si era dileguato.
Stavo tornando a piedi a casa, passando da una strada secondaria dove di solito non c’era anima viva, così che nessuno avrebbe visto come ero ridotto. Tutto sommato mi sentivo fortunato. L’incidente poteva rivelarsi mortale, e io ero miracolosamente integro. Mi alzai, e dopo avere ripulito i vestiti dalla polvere, mi incamminai lentamente verso casa. 
Tutto d’un tratto il buio che accompagna la notte mi parve diventare sempre più fitto. Poi una luce accecante tormentò i miei occhi doloranti per il brusco capovolgimento di luminosità. 
Il cielo diventò rosso sangue, la terra si squarciò.
Vidi tante persone, uomini e donne. Non capii da dove sbucavano fuori. Sentivo urla, lamenti, pianti. Gente che cercava si scappare disperata. Solo in un secondo momento vidi degli esseri che sembravano  demoni inseguire la folla.
Erano demoni, ne ero certo. Un esercito di demoni che impugnava falci minacciose destinate a  conficcarsi nei corpi di quei disgraziati che invano cercavano di eludere alla loro furia. Trascinavano con loro il corpo martoriato del malcapitato fino a perdersi nello squarcio che aveva dischiuso la terra. Poi uscivano di nuovo pronti a sacrificare una nuova altra preda.  
“Questo è l’apocalisse” - pensai terrorizzato. Poi mi venne in mente che era il 21 dicembre dell’anno 2012.
“I Maya avevano ragione” - mi dissi.
Mi ripresi dallo stupore iniziale, e cercai di trovare la strada verso casa. Era un pensiero irrazionale, perché non sarei stato al sicuro nemmeno lì, ma era anche l’unico pensiero del quale la mia debole mente fu capace.
Fu una fatica inutile. Non riuscivo a orientarmi. Nulla sembrava familiare in mezzo a quel caos.
I lamenti, le grida, i pianti erano diventati assordanti. I demoni erano dappertutto.
Mi meravigliai che fino ad allora nessuno si era accorto di me.
Cominciai a correre senza una meta precisa. Volevo solo scappare da quel posto.
Alzai la testa e vidi quattro cavalieri che venivano dal cielo. Santo Iddio, è proprio la fine del mondo. L’apocalisse.
Dietro i cavalieri c’era un esercito di angeli. Almeno così mi sembrarono, o forse era solo quello che avrei desiderato fossero.
Si scatenò una battaglia epica. Angeli conto demoni. Il bene contro il male. I demoni cercavano di trascinare con loro nelle viscere della terra più persone possibili, ma gli angeli glielo impedivano.
No. Tutto questo non è reale. Non può essere reale.
E invece sì.
Era tutto quanto reale, e io ne ero un terrorizzato testimone di quello scempio.
Ero vissuto abbastanza da vedere l’apocalisse.
Con improvvisa violenza, crebbe in me un forte desiderio di pregare. Cercai di ricordare da qualche parte, negli angoli più sperduti della mia memoria, una preghiera. Non andavo in chiesa dal giorno della mia prima comunione. Non sono mai stato un buon cristiano. Anzi, a dire la verità, non sono stato nemmeno cristiano. La prima comunione me la fecero i miei genitori quando avevo solo nove anni. Diventato grande e capace di alimentare da solo il mio credo, decisi che non c’era alcun credo da alimentare, per cui non andai più in chiesa.  
Nessuna preghiera mi venne in mente.
La mia testa era vuota.
Non pensavo più.
Ero paralizzato.
Un demone si avvicinò a me con la falce, pronto a conficcarla nelle mie carni e trascinarmi via.
“È la fine” - pensai. Chiusi gli occhi aspettando che la fine arrivasse.
“Questo è nostro” – sentii una voce. Riaprii gli occhi e vidi che era il demone ad aver parlato, ma non era a me che si riferiva.
Alzai la testa e vidi un angelo che con la sua spada aveva bloccato la falce del demone.
“No. Non ancora” – disse con voce imponente l’angelo. Il demone se ne andò all’istante.
“Grazie” – gli dissi. L’angelo non mi rispose. Mi guardò fisso negli occhi e mi indicò qualcosa che si trovava alla mia destra.
Mi girai e vidi una porta bianca. Mi girai di nuovo verso l’angelo per domandare se dovevo entrare in quella porta, ma era scomparso.
Mi incamminai senza perdere tempo verso la porta indicatami dall’angelo.
Avvicinandomi, mi accorsi che la porta era parte di un edificio che prima non era visibile a causa di una enorme nube di fumo. 
Entrai.
Dentro c’era solo una stanza con quattro mura spoglie, un tavolo di legno e due sedie, sempre di legno, in mezzo alla stanza.
Le urla di fuori si sentivano meno. Mi girai per la stanza. Non capivo quello che dovevo fare. Perché l’angelo mi aveva invitato a entrare?
Per un attimo avvertii un senso opprimente di pericolo. Sentii l’impulso di uscire fuori, ma non ebbi il coraggio di farlo.
“Benvenuto” – sentii una voce dietro le mie spalle. Mi girai e con grande stupore vidi un uomo anziano di bassa statura con gli occhi chiari.
“Lei chi è?” – domandai io spaventato. L’uomo non esitò a rispondermi.
“Mi chiamano in tante maniere, ma in questo momento sono solo la proiezione di ciò che tu hai creduto in vita. Per te sarò una entità superiore.”
“Questo è uno scherzo, vero?” – domandai io perché proprio non sapevo cosa dire.
“Ti sembra si scherzi là fuori?” – mi disse ironico.
Non risposi.
“Nella tua vita non hai creduto in Dio, ma appunto in una specie di entità superiore. È vero?”
Era verissimo. La cosa strana era che il vecchietto usava l’espressione che io usavo spesso quando ero costretto a parlare di ciò in cui credo. “Credo che lassù ci sia una specie di entità superiore”. Era la litania abituale che avevo imparato a ripetere.
“Come fai a sapere questa cosa?” – domandai impaurito.
“Dove credi di essere? Cosa credi di aver visto là fuori? – domandò a sua volta il vecchietto.
“Non so dove sono, ma là fuori è l’apocalisse” – risposi.
“Giustissimo. Hai visto proprio l’apocalisse. Apocalisse letteralmente significa togliere il velo. Infatti, da ora in poi, ti verrà svelato il più grande mistero che possa esistere. La morte. Sei morto. E sei davanti a quello che in vita chiamavi una specie di entità superiore”.
Non ci potevo credere.
“Non è possibile” – dissi – “pochi istanti fa ho avuto un…”
“Incidente mortale” – rispose prontamente il vecchietto – “ e sei morto. La vita è finita e ora inizia una nuova esistenza. Cosa credevi che fosse l’apocalisse? È un apocalisse ogni volta che una persona muore e vede tutto così com’è. L’apocalisse è in lui. È in ogni uomo morto. L’esercito del diavolo si avventa per tentare di trascinare le anime dannate, e “i nostri” cercano di difendere gli uomini giusti. Tutta quella gente che hai visto fuori è tutta gente morta. E in questo momento io sto parlando con ognuno di loro proprio come sto facendo con te. Lo so che è una cosa difficile da capire, ma ti ci devi abituare”.
Ero in silenzio. Pensavo alla mia esistenza. Avevo buttato via la mia vita. Non ho mai voluto avere legami con nessuno. Non sarebbe stato nessuno a piangere la mia morte. Assurdo. Sono morto in un banale incidente stradale. “E ora?”- pensai.
“Dobbiamo stabilire cosa ti meriti” – mi rispose il vecchietto – “ma lo possiamo fare con calma. Abbiamo tanto tempo davanti a noi”.
Jonathan Parrington morì investito da un pirata della strada, la fredda sera del 21 dicembre 2012.



lunedì 19 novembre 2012

22/11/’63


Jake Epping, giovane insegnante di inglese, viene coinvolto in una strana faccenda tramite Al Templeton,  proprietario della tavola calda preferita da Jake. Nella cantina del bar c’è un passaggio temporale che collega il nostro tempo con il 1958. Bene. Al Templeton chiede al giovane insegnate di passare attraverso la “buca del coniglio” (cosi Al ha battezzato il varco temporale), e di tornare indietro nel tempo, per – udite, udite – impedire a Lee Harvey Oswald di uccidere John F. Kennedy a Dallas nel 1963. Naturalmente Jake non accetta così, su due piedi; ma Al ha dei buoni argomenti dalla sua per convincerlo. Scongiurando la morte del presidente, secondo Al, si poterebbe influire sulla sorte del mondo; impedire la guerra del Vietnam, salvando così centinaia di migliaia di vite umane, e addirittura si potrebbe evitare l’uccisione di Martin Luther King. Al Templeton aveva iniziato lui stesso questa missione, ma un cancro ai polmoni in fase terminale gli aveva impedito di portarla avanti; cosi decide di chiedere l’aiuto di Jake. Ovviamente si tratta di un missione impegnativa, anche perché né Al, né Jake  sono sicuri che a sparare a Kennedy sia stato soltanto Oswald. Per questo Jake Epping, il giovane insegnante di inglese, dovrà avere la certezza assoluta di come si sono svolti gli avvenimenti, prima di fermare Lee Oswald. Il giovane professore entra nel “buco del coniglio” non soltanto per impedire l’omicidio di Kennedy, ma anche mosso da alcuni suoi personali motivi: rendere impossibile un massacro successo nel giorno di Halloween del 1958.  Riuscirà il nostro eroe a salvare un enorme numero di vite umane?
Per saperlo dovete naturalmente leggere il libro di Stephen King, che per me è bellissimo, tanto da meritare quattro stelle sia su Anobii e sia su Goodreads.
L’argomento dei viaggi nel tempo ha affascinato da sempre gli scrittori. Da “Un americano alla corte di re Artù” di Mark Twain e fino a “22/11/’63” di King, i romanzieri hanno cercato di immaginare come potrebbe essere bello, o molto spesso brutto, se si potesse andare a zonzo attraverso il passato ed il futuro. Insomma, viaggiare nel tempo è stato sempre un sogno dell’umanità.
Devo confessare che io non ho una particolare predilezione per "il Re", come lo chiamano in tanti. La decisione di leggere il libro l’ho presa perché ero curioso di capire come sarebbe stato rappresentato il mondo con la fantasia di un visionario come Stephen King, se Kennedy fosse sopravvissuto quel 22 novembre del '63 a Dallas. In realtà credo che il mondo sarebbe stato esattamente com'è ora. La morte di Kennedy non ha cambiato niente. La morte di un solo uomo, per quanto possa essere importante e potente, non potrà cambiare né il corso della storia e né il destino del mondo.
In realtà mi incuriosiva leggere come il "Re" aveva trattato il tema dei viaggi nel tempo, e devo dire che non mi ha deluso affatto. Ma se posso scegliere, preferisco la descrizione dei viaggi nel tempo di un altro visionario “pazzo” com’era H.P. Lovecraft:

Il tempo[] è immobile; non ha né inizio, né fine. Che abbia movimento e sia  causa del mutamento è solo illusione. In realtà, il tempo stesso è illusione perché, a parte la visuale ristretta degli esseri dalle dimensioni limitate, non esistono cose come il passato, il presente e il futuro. L’uomo pensa al tempo soltanto in virtù di ciò che chiama cambiamento, ma anche quest’ultimo è illusione. Tutto ciò che era, che è, e che sarà, esiste simultaneamente.

Questo scriveva Lovecraft a proposito dei viaggi nel tempo nel suo racconto “Attraverso i cancelli della chiave d’argento”. Che dire? Una teoria affascinante e, per quanto mi riguarda molto più veritiera di tante altre.
Elton Varfi_@elton2577

domenica 4 novembre 2012

Intervista a Elton Varfi, autore del romanzo giallo Il Fantasma di Margaret Houg


di Rina Zamarra

Intervistiamo Elton Varfi, giovane autore del romanzo giallo Il fantasma di Margaret Houg, disponibile in versione ebook su laFeltrinelli a € 0,99.

Come mai ha scelto di ambientare il romanzo in Inghilterra? Quanto la passione per la letteratura gialla e noir di origine inglese ha influenzato la costruzione del personaggio dell’investigatore Ernest Devon?
Il primo libro del genere giallo che ho letto è stato “Poirot a Styles Court” di Agatha Christie. Leggere le inchieste di Hercule Poirot per me era una esperienza quasi mistica. Posso dire che per me Agatha Christie è la regina indiscussa del genere giallo e il personaggio da lei inventato, il detective Hercule Poirot, inarrivabile. Naturalmente, questo ha influenzato senza dubbio il mio modo di scrivere.

Dalla lettura del romanzo appare evidente un forte interesse per le scienze occulte. Perché ha scelto di non approfondire questo aspetto, preferendo scrivere, invece, un giallo classico?
Perché le scienze occulte sono state una buona scusa per raccontare un personaggio eccentrico come Margaret Houg.

Se dovesse raccontare in poche righe la trama del romanzo, risvegliando la curiosità di un ipotetico lettore, su quali aspetti insisterebbe di più: il mistero e il crimine oppure le trame familiari degli Houg?
Le trame famigliari degli Houg hanno in sé qualcosa di misterioso. Il crimine e il mistero affascinano non poco i lettori e io credo, senza falsa modestia, che ci sia una buona dose di questi ingredienti nel libro.

L’intreccio non lascia trasparire nessun indizio che induca il lettore a farsi un’idea più precisa del colpevole. L’intento è dunque quello di sorprendere chi legge con un finale inatteso? Oppure quello di creare un investigatore da ammirare capace di tenere sempre desta l’attenzione fino alla risoluzione del caso?
Il lettore si aspetta che l’investigatore risolva il caso, questo è scontato. Sarebbe buffo se succedesse il contrario. Un investigatore che fallisce nel proprio compito non sarebbe gradito a chi legge. Perciò l’idea è proprio quella di avere un finale a sorpresa. Naturalmente spero di esserci riuscito.

Incontreremo di nuovo l’investigatore Devon in altre avventure, come spesso accade per i romanzi gialli? E se sì, la sua storia personale avrà un’evoluzione?
Ora come ora ho altri progetti, ma non le nascondo che l’idea di dare vita a nuove avventure per Ernest Devon mi stuzzica parecchio.

Anteprima Libro: Il primo capitolo

martedì 30 ottobre 2012

Il fantasma di Margaret Houg il primo giallo di Elton Varfi



 di Rina Zamarra

Il Fantasma di Margaret Houg di Elton Varfi, disponibile a € 0,99 su Lafeltrinelli, è scritto alla maniera di un giallo classico, o meglio, di quella buona letteratura poliziesca che pone al centro della trama l’intelligenza e la perspicacia dell’investigatore protagonista. In questo caso si tratta dell’inglese Ernest Devon, sregolato, appassionato e così legato al suo lavoro da aver sacrificato, suo malgrado, la propria vita privata.
Il lettore viene invitato a seguire le indagini senza che l’autore gli conceda la facoltà di pensare a sua volta a ipotesi o congetture sul colpevole. Tutta l’attenzione viene catturata dal metodo investigativo di Devon: ci si identifica con lui, immergendosi con partecipazione ed emozione nelle svolte e anche nei momenti di impasse che costellano l’indagine.
Il giallo non si apre con il tipico delitto a cui spetta mettere in moto la trama delittuosa. L’investigatore privato ed ex-poliziotto di Scotland Yard, Devon, viene contattato per scoprire cosa si nasconde dietro la presunta apparizione della defunta signora Houg, che terrorizza nottetempo i suoi due figli. Il capofamiglia e vedovo è un miliardario che, pur essendo poco incline a prendersi cura della sua famiglia, chiede aiuto perché a sua volta turbato dalla situazione.
Gli ingredienti per costruire un giallo interessante ci sono tutti: le incomprensioni e le lotte intestine di un nucleo familiare spaccato e poco amorevole, la passione per l’occulto e la pazzia della vittima, che, infatti, è morta in un manicomio, la ricchezza del signor Houg e le accuse rivoltegli dalla stampa riguardo il suo presunto coinvolgimento nella morte di Margaret. A complicare ancora di più la vicenda vi è il carattere di Devon che, dopo aver accettato quasi di malavoglia il caso, finisce per lasciarsi coinvolgere completamente e per ritrovare così se stesso dopo la fine del suo matrimonio e gli inutili tentativi messi in atto per riconquistare la donna amata.
L’occulto e il mistero fanno solo da sfondo alle vicende, rendendole più interessanti e rivelandosi quasi una sorta di vernice sotto la quale si nasconde l’oscurità dell’animo umano.
A fare da contorno all’ambiente altolocato protagonista del racconto c’è tutto un mondo di parassiti e piccoli criminali che vivono sulle disgrazie altrui, e saranno oggetto di un’indagine parallela con tanto di morti e ulteriori assassini.
L’epilogo è sorprendente e inatteso. Il lettore, anche quello più scaltro e avvezzo alla trama di un romanzo giallio, rimane spiazzato di fronte alla scoperta dell’identità del colpevole,  proprio come il resto dei personaggi/attori della triste storia.
Devon appartiene alla schiera degli investigatori alla Miss Marple, alla Poirot o alla Maigret, personaggi che si fanno amare dai lettori per la capacità di penetrare la psicologia delle vittime e dei criminali con cui si trovano a condividere la propria esistenza, e per l’abilità nel ricostruire, tassello dopo tassello, le complicate motivazioni e le imprevedibili trame di un atto delittuoso.

Anteprima Libro: Il primo capitolo

giovedì 20 settembre 2012

Necronomicon

Come nasce una leggenda

Non è morto ciò che può vivere in eterno,

e in strani eoni anche la morte può morire.

Abdul Alharzed

Necronomicon

L’arabo pazzo di nome Abdul Alharzed morì nel 738 d.C. Nell’ultimo periodo della sua vita scrisse un libro maledetto: Al Azif. “Azif” è l’allocuzione usata dagli arabi per indicare gli strani suoni notturni (dovuti agli insetti) che si supponevano essere ululati di demoni. Della follia di Abdul Alharzed parlano molti racconti. Egli afferma di aver visitato la favolosa Irem, la Città dalle Mille Colonne, e di aver trovato, tra le rovine di un innominabile villaggio desertico, le straordinarie cronache e i segreti di una razza più antica di quella umana. Non era un seguace della religione musulmana, ma adorava delle entità sconosciute che si chiamavano Yog e Cthulhu.

L’Al Azif, che era stato diffuso largamente, anche se in segreto, tra i filosofi dell’epoca, intorno all’anno 950 venne clandestinamente tradotto in greco dall’erudito bizantino Teodoro Fileta col titolo di Necronomicon, cioè, letteralmente, il “Libro delle leggi che governano i morti”.

Infine, il testo venne soppresso e bruciato intorno al 1050 dal vescovo Michele, patriarca di Costantinopoli […] e, dopo di ciò, il suo nome fu solo furtivamente sussurrato[…].

Molto brevemente, questo è il resoconto inventato di sana pianta dallo scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft, non per pubblicarlo ma come scherzo a beneficio degli amici e dei suoi più stretti corrispondenti. Però questo scherzo ebbe una immediata e vasta diffusione fra gli appassionati della narrativa fantastica, ottenendo una fama che andò ben oltre le intenzioni del suo autore. “Necronomicon”: un libro che dovrebbe contenere formule e rituali grazie ai quali sarebbe possibile richiamare le terribili divinità che fanno da sfondo ai racconti di Lovecraft conosciuti in quello che è noto come il “Ciclo dei Miti di Cthulhu”.

Fin qui niente di strano. Ma come abbiamo detto, la fama del Necronomicon crebbe fino a diventare leggenda. Nel 1941 Philip Duchesnes, titolare di una libreria antiquaria di New York, inserì nel proprio catalogo (per scherzo, dichiarava lui) il Necronomicon. Forniva una descrizione precisa del volume, e ne fissava il prezzo in novecento dollari. Nonostante ciò, ricevette diverse richieste alle quali rispondeva che era già in trattativa con un’università straniera.

Nel 1953, il giornalista Arthur Scott scrisse, per il mensile americano “Sir!”, un articolo nel quale parlava del Necronomicon come di uno dei libri più rari del mondo, affermando che ne esistevano pochissimi esemplari custoditi da collezionisti privati. I riferimenti al Necronomicon cominciarono a moltiplicarsi nei bollettini delle librerie specializzate, sui quali gli appassionati inserivano degli annunci, dichiarandosi disposti a pagare il volume a qualsiasi prezzo. La fama di questo libro che non esiste varcò l’oceano. Basti pensare che, per anni, rimase in testa all’elenco dei libri più richiesti della libreria parigina “La Mandragora”.

Lovecraft si affannò inutilmente a spiegare che questo sinistro e maledetto volume era soltanto frutto della sua fantasia. Ma naturalmente nessuno gli credé. La maggioranza dei lettori riteneva e continua ancora ritenere reale l’esistenza del Necronomicon. In una lettera indirizzata ad un suo amico, Lovecraft profetizzò: “Se la leggenda del Necronomicon continua a crescere in questo modo, la gente finirà per crederci davvero, e accuserà me di falso per aver affermato di averlo inventato io”.

Nonostante la diffusione del Necronomicon inventato da lui, Howard Phillips Lovecraft morì nel 1937 convinto di aver fallito come scrittore. Ma oggi i libri di Lovecraft sono letti da centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Le leggende e il mito di Cthulhu fanno ancora rabbrividire, spaventare e divertire. A conclusione di questo articolo sulla leggenda del Necronomicon, il libro maledetto, devo citare ancora il suo sfortunato autore: “Non è mai esistito un Necronomicon di Abdul Alharzed, perché sono stato proprio io a inventarlo... e la spazzatura messa in circolazione da sedicenti teosofi rientra nell’ambito del falso proditorio”.

venerdì 31 agosto 2012

Il fantasma di Margaret Houg

Finalmente “Il fantasma di Margaret Houg” si può acquistare presso la libreria on-line Ultima Books. Per il momento è in versione eBook e in formato ePub e MOBI. Fra pochi giorni il libro sarà presente anche su Amazon pronto per i dispositivi Kindle. E non solo. Sempre fra pochi giorni, sarà presente in almeno una trentina di librerie on-line e anche su iTunes... Spero, in un prossimo futuro, di riuscire a rendere disponibile anche la versione cartacea del libro. Se qualcuno vorrà acquistarlo direttamente dal blog, lo potrà fare cliccando sull’icona sulla destra in alto.
Come acquistare l'e-book
Puoi acquistare l'e-book in uno dei negozi online elencati qui sotto:
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La Fertrinelli.it
Libreria Rizzoli
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Net-Ebook
Libramente
Apple I Book Store
Nokia Reading

martedì 14 agosto 2012

Il quarto segreto di Fatima

Nessun grande mistero viene svelato, il velo del futuro non viene squarciato”. Furono queste le parole del cardinale Joseph Ratzinger, il 26 giugno del 2000, quando venne rivelato al mondo il terzo segreto di Fatima. In sostanza, il terzo segreto sarebbe consistito nel riferimento profetico all’attentato a Giovanni Paolo II, perpetrato il 13 maggio 1981, proprio il giorno della festa della Madonna di Fatima. Ma è realmente questo il messaggio contenuto nel terzo segreto? Antonio Socci indaga, e cerca di dare una risposta a questo quesito nel suo bellissimo libro Il quarto segreto di Fatima. Il segreto, secondo la volontà della Madonna espressa a Lucia Dos Santos, (una dei tre bambini a cui è apparsa la Madonna il 13 maggio 1917 a Fatima in Portogallo), doveva essere rivelato al mondo nel 1960, sotto il papato di Giovanni XXIII. Ma sia il “papa buono” e sia il suo successore, Paolo VI, ebbero un atteggiamento di diffidenza verso i “profeti” di Fatima. Giovanni XXIII inaugurò il Concilio Vaticano Secondo, nell’ottobre 1962, con un discorso rimasto celebre per le sue infelici ironie sui bambini di Fatima: “A noi sembra di dover dissentire da cotesti profeti di sventura, che annunciano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo”.
il segreto di fatima
Paolo VI invece, nel 1967 durante una sua visita proprio a Fatima, rifiutò perentoriamente una richiesta di colloquio da parte di suor Lucia, invitando la suora a rivolgersi al proprio vescovo. L’ostilità dichiarata per Fatima finisce con Giovanni Paolo II, che si vuole sia stato espressamente protetto proprio dalla Madonna di Fatima, quando ebbe salva la vita nell’attentato del 13 maggio 1981. Sarà lui a beatificare Giacinta e Francesco (gli altri due bambini coinvolti nel miracolo, morti un paio d’anni dopo l’apparizione della Madonna); sarà proprio Giovanni Paolo II che il 25 marzo 1984, in piazza San Pietro a Roma, davanti alla statua della Madonna di Fatima, pronuncerà la sua appassionata e solenne consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria.
Ed infine sarà lui a pubblicare il terzo segreto nel giugno dell’anno giubilare della Chiesa. Ma perché i suoi predecessori erano così ostili verso il messaggio della Madonna di Fatima? Leggendo il libro di Antonio Socci, scopriamo che alcuni testimoni, che sostengono di conoscere il contenuto del terzo segreto, riferiscono che nemmeno il testo svelato nel 2000 sarebbe completo. Il Vaticano avrebbe svelato solamente il senso profetico e non le parole testuali della Madonna. Ma perché? Perché quelle parole sono cosi pericolose per la Chiesa da decidere di occultarle? Secondo la stessa suor Lucia, la chiave di lettura sarebbe nel libro della Rivelazione o Apocalisse di Giovanni, e più precisamente nei capitoli VIII e XIII. Nel capitolo VIII troviamo le “piaghe” che si abbatteranno sull’umanità; nel XIII, invece, leggiamo delle "due bestie". Tutto ciò significa forse che terribili catastrofi si abbatteranno sull’umanità e la Madonna di Fatima ci avrebbe offerto il suo aiuto per evitarle? Un tale padre Martin, che sostiene di conoscere il messaggio tenuto nascosto del terzo segreto, afferma: “Il segreto dovrebbe essere rivelato[…]. E non posso farlo, non posso. Vorrei poterlo fare perché una cosa del genere, secondo quanto si può umanamente prevedere, darebbe una scossa, spaventerebbe le persone, riempirebbe i confessionali il sabato sera, riempirebbe le cattedrali, le basiliche e le chiese di credenti che si inginocchierebbero, battendosi il petto”.
Ma come si può affermare che il Vaticano abbia deciso di non rivelare una parte del terzo segreto di Fatima? Abbiamo la testimonianza di monsignor Venancio. Egli era venuto in possesso della busta col segreto il primo marzo 1957, perché avrebbe dovuto consegnarla al nunzio apostolico per farla portare in Vaticano. Il monsignore esamina attentamente la busta in controluce: all’interno della busta grande nota una busta più piccola e dentro di essa un foglio normale con la scrittura di suor Lucia. Calcola che sono poche righe, circa 20-25, ma non riesce a leggere niente. Se il terzo segreto è scritto in un unico foglio di carta, è evidente che quell’unico foglio non è lo stesso terzo segreto che è stato reso noto nel Duemila, il quale è scritto su quattro fogli per 62 righe complessive.
Le stranezze e le sorprese su questo intricato caso non finiscono certo qua ma per scoprirle dovreste leggere il libro, che io consiglio fortemente. Insomma, a me personalmente questo libro è piaciuto molto, sia per i contenuti e sia per lo stile fluido e conciso dell’autore. Se decidete di leggerlo, non ve ne pentirete.
Elton Varfi_@elton2577

venerdì 27 luglio 2012

Elogio degli eBook

Il primo e-book reader l’ho comprato nel 2009. Sarà stata la mia passione per la tecnologia che, unita all’amore per la lettura, mi ha spinto a spendere la cifra di 300 euro per acquistare un esemplare della primissima generazione di e-book reader. Ma vale la pena di smettere di leggere in cartaceo e servirsi solo dei formati digitali? Beh, rinunciare ad utilizzare carta stampata proprio no, ma i vantaggi di possedere un reader sono tanti. Primo: puoi portare con te una quantità smisurata di libri. Secondo: puoi avere tra le mani in men che non si dica qualsiasi opera. Mi spiego meglio: tempo fa, guardavo un documentario su Jack lo Squartatore in cui si faceva riferimento all’opera di Patricia Cornwell Ritratto di un assassino. Fino a quel giorno non avevo la più pallida idea dell’esistenza di tale libro. Ho acceso il PC ed ho comprato nella prima libreria on-line che mi è capitata il libro in questione, ad un prezzo molto contenuto. In meno di dieci minuti, stavo già leggendo il primo capitolo di un libro di cui poco prima nemmeno conoscevo l’esistenza. Terzo: appunto, i prezzi dei libri. Molti e-book hanno costi convenienti. Non tutti, ovviamente; la maggior parte dei best seller mantiene un prezzo alto, ma comunque più basso della versione cartacea. In rete si trovano facilmente e-book gratuiti, perché sono decaduti i diritti d’autore, o addirittura e-book di cui gli autori permettono il download gratuito per promuovere le proprie opere. Con l’avvento dei reader moderni, come Kindle, che hanno la possibilità di collegarsi in rete tramite Wi-Fi o in 3G, scaricare e-book è diventato molto più facile. Viene data la possibilità di leggere un estratto gratuito e di decidere in seguito se acquistare il libro o meno. Molti e-book poi, costano il prezzo di un caffè. Amazon-Kindle-4
Il reader Kindle 4 di Amazon
Tutti gli e-book reader si basano su una tecnologia che si chiama e-ink, che prevede l’uso di un “inchiostro elettronico”. Grazie a questa innovazione, si può leggere per ore intere senza causare danni o stanchezza agli occhi. Naturalmente, si possono utilizzare sia i tablet che gli smartphone per leggere gli e-book, ma leggere su un e-book reader è un’esperienza molto più gratificante. Personalmente, dopo l’acquisto del primo reader, ho letto la trilogia “Millenium” del defunto Stieg Larsson. Accendevo il lettore appena avevo cinque minuti liberi: in treno, sull’autobus, al parco, dappertutto. Non credo che con i libri cartacei, a volte malloppi da mille pagine, una cosa simile sarebbe stata possibile. Dopo, ho acquistato un reader Kindle e l’ho inaugurato leggendo “I Beati Paoli” (poco più di settecento pagine) e la continuazione della saga, “Coriolano della Foresta” (poco meno di mille pagine). Insomma, possedere un e-book reader apre nuovi orizzonti, offrendo un ventaglio di possibilità e una sorta di libertà fino a qualche tempo fa neppure immaginabili.
Elton Varfi_@elton2577

mercoledì 18 luglio 2012

Amarezze editoriali: la rivalsa del Web...


Perché autopubblicare un libro.
“La sua opera non rientra nei nostri piani editoriali”: è stata questa la risposta che ho ricevuto da alcune case editrici alle quali ho inviato il mio manoscritto. Altre, peggio ancora, non mi hanno nemmeno risposto. Ed ecco il perché della scelta di autopubblicare il mio romanzo Il fantasma di Margaret Houg. Naturalmente, non ho la presunzione di pensare che il mio libro sia un capolavoro del genere “giallo”, un’opera che rimarrà nella memoria dei posteri. Però non saranno ricordati come “cime d’intelligenza” nemmeno alcuni editori che si autodefiniscono “seri” e che, prima di leggere un pezzetto del tuo manoscritto, ti propongo delle schede con domande assurde, tipo: “Qual è il motivo per cui vorresti pubblicare? Per diventare famoso? Vorresti che la pubblicazione di questo libro ti facesse guadagnare abbastanza da cambiare stile di vita? Vorresti pubblicare per soddisfazione personale, non importa il risultato?” Cosa rispondere? A me, personalmente, sarebbe piaciuto sapere da questi “esperti” cosa non va nel mio romanzo, ricevere critiche costruttive e suggerimenti; se così fosse stato, mi avrebbero senz’altro trovato disposto a cambiare. Ma questo non avviene mai.
Non voglio far guerra a nessuno e capisco che non tutti possano diventare scrittori, ma ritengo che un editore, per propria professionalità, e per rispetto nei confronti dell’autore, nel rifiutare un manoscritto, dovrebbe addurre i motivi della propria scelta.
Le uniche offerte di pubblicazione che ho ricevuto venivano da EAP (acronimo di editori a pagamento). Non voglio dilungarmi su questo argomento, però mi riesce difficile accettare l’idea di dover pagare per poter lavorare.
Due parole sul libro
Il libro o, per meglio dire, l’e-book che propongo al lettore è un giallo semplice, e per certi versi un po’ ingenuo. Quando l’ho scritto ero molto giovane e avevo una concezione del libro giallo diversa da quella che in seguito ho maturato. Comunque chi avrà la pazienza di leggerlo potrà giudicare autonomamente sulla sua qualità e sui suoi contenuti. Credo che al modesto prezzo di €. 0,99 valga la pena di provare a leggerlo. La quarta di copertina la trovate qui.
Il blog
In verità questa non è la mia prima esperienza nel gestire un blog. L’ho fatto per tre anni con L’enigma della lingua albanese. Ma questa volta è diverso. Come potete notare, il blog è diviso in diverse sezioni, dalla Home al Coming soon, e senza falsa modestia vi consiglio di visitarle tutte. Soprattutto, se volete farvi un’idea di come scrivo, potete leggere la novella che ho pubblicato nella pagina Racconti. E, se intendete farvi un idea sul libro Il fantasma di Margaret Houg, potete leggerne gratuitamente il primo capitolo nella sezione ad esso dedicata.
Perché il blog si intitola PANACEA
Mentre girovagavo sul web in cerca di un titolo per il blog, con scarsi risultati, mi è venuta in mente questa parola: Panacea. Poi leggendo la definizione, mi è piaciuta l’idea di qualcosa che “è rimedio capace di risolvere qualsiasi problema”.
Insomma, se state ancora leggendo queste righe, spero ciò significhi che siete interessati/e al mio libro. Aspetto commenti e, mi raccomando, siate clementi nel farli.
Elton Varfi_@elton2577