giovedì 20 settembre 2012

Necronomicon

Come nasce una leggenda

Non è morto ciò che può vivere in eterno,

e in strani eoni anche la morte può morire.

Abdul Alharzed

Necronomicon

L’arabo pazzo di nome Abdul Alharzed morì nel 738 d.C. Nell’ultimo periodo della sua vita scrisse un libro maledetto: Al Azif. “Azif” è l’allocuzione usata dagli arabi per indicare gli strani suoni notturni (dovuti agli insetti) che si supponevano essere ululati di demoni. Della follia di Abdul Alharzed parlano molti racconti. Egli afferma di aver visitato la favolosa Irem, la Città dalle Mille Colonne, e di aver trovato, tra le rovine di un innominabile villaggio desertico, le straordinarie cronache e i segreti di una razza più antica di quella umana. Non era un seguace della religione musulmana, ma adorava delle entità sconosciute che si chiamavano Yog e Cthulhu.

L’Al Azif, che era stato diffuso largamente, anche se in segreto, tra i filosofi dell’epoca, intorno all’anno 950 venne clandestinamente tradotto in greco dall’erudito bizantino Teodoro Fileta col titolo di Necronomicon, cioè, letteralmente, il “Libro delle leggi che governano i morti”.

Infine, il testo venne soppresso e bruciato intorno al 1050 dal vescovo Michele, patriarca di Costantinopoli […] e, dopo di ciò, il suo nome fu solo furtivamente sussurrato[…].

Molto brevemente, questo è il resoconto inventato di sana pianta dallo scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft, non per pubblicarlo ma come scherzo a beneficio degli amici e dei suoi più stretti corrispondenti. Però questo scherzo ebbe una immediata e vasta diffusione fra gli appassionati della narrativa fantastica, ottenendo una fama che andò ben oltre le intenzioni del suo autore. “Necronomicon”: un libro che dovrebbe contenere formule e rituali grazie ai quali sarebbe possibile richiamare le terribili divinità che fanno da sfondo ai racconti di Lovecraft conosciuti in quello che è noto come il “Ciclo dei Miti di Cthulhu”.

Fin qui niente di strano. Ma come abbiamo detto, la fama del Necronomicon crebbe fino a diventare leggenda. Nel 1941 Philip Duchesnes, titolare di una libreria antiquaria di New York, inserì nel proprio catalogo (per scherzo, dichiarava lui) il Necronomicon. Forniva una descrizione precisa del volume, e ne fissava il prezzo in novecento dollari. Nonostante ciò, ricevette diverse richieste alle quali rispondeva che era già in trattativa con un’università straniera.

Nel 1953, il giornalista Arthur Scott scrisse, per il mensile americano “Sir!”, un articolo nel quale parlava del Necronomicon come di uno dei libri più rari del mondo, affermando che ne esistevano pochissimi esemplari custoditi da collezionisti privati. I riferimenti al Necronomicon cominciarono a moltiplicarsi nei bollettini delle librerie specializzate, sui quali gli appassionati inserivano degli annunci, dichiarandosi disposti a pagare il volume a qualsiasi prezzo. La fama di questo libro che non esiste varcò l’oceano. Basti pensare che, per anni, rimase in testa all’elenco dei libri più richiesti della libreria parigina “La Mandragora”.

Lovecraft si affannò inutilmente a spiegare che questo sinistro e maledetto volume era soltanto frutto della sua fantasia. Ma naturalmente nessuno gli credé. La maggioranza dei lettori riteneva e continua ancora ritenere reale l’esistenza del Necronomicon. In una lettera indirizzata ad un suo amico, Lovecraft profetizzò: “Se la leggenda del Necronomicon continua a crescere in questo modo, la gente finirà per crederci davvero, e accuserà me di falso per aver affermato di averlo inventato io”.

Nonostante la diffusione del Necronomicon inventato da lui, Howard Phillips Lovecraft morì nel 1937 convinto di aver fallito come scrittore. Ma oggi i libri di Lovecraft sono letti da centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Le leggende e il mito di Cthulhu fanno ancora rabbrividire, spaventare e divertire. A conclusione di questo articolo sulla leggenda del Necronomicon, il libro maledetto, devo citare ancora il suo sfortunato autore: “Non è mai esistito un Necronomicon di Abdul Alharzed, perché sono stato proprio io a inventarlo... e la spazzatura messa in circolazione da sedicenti teosofi rientra nell’ambito del falso proditorio”.

Nessun commento:

Posta un commento